portami dove la luce non c’è
così che il sole non illumini più
tutte le paure
così che il sole non illumini più
tutte le paure
Ricordo quando Ivan approdò alla base da chissà dove.
Era ormai quasi un anno fa.
Sulla sua provenienza non ci fu mai chiarezza completa, ma la cosa finì presto per avere importanza praticamente nulla.
Era l'uomo che necessitava nella base, e questo è tutto.
La sua capacità di generare entropia e poi assorbirla era più unica che rara.
E' stato il demiurgo al nostro servizio, il nostro deus ex machina, l'uomo dai poteri illimitati eppure disponibile ad entrare in sintonia con le necessità di chiunque.
E - ciononostante - il suo lato oscuro era presente e quasi palpabile, come di sottofondo a tutto il resto.
Ma nessuno alla base l'avrebbe considerato un difetto.
Questa era semplicemente una sua caratteristica, come lo ying e lo yang, tutti sapevano che era fatto di bianco e di nero, ed il bianco traeva la forza della sua natura proprio nella contrapposizione con il nero che pure gli apparteneva.
Allo stesso modo Ivan sapeva che il suo comandante seguiva lo stesso principio.
E che il suo comandante si accordava con il pianoforte, che è piano e forte ed in questa contrapposizione trova la sua natura.
Delle sue sortite solitarie all'esterno della base Ivan non aveva mai fatto mistero, nè io gli chiesi mai nulla. Sapevo bene che l'archetipo d'ombra che gli appartiene necessitava del suo spazio. E sapevo che ogni volta il rischio di perderlo era concreto.
Eppure vigeva all'interno della base un tacito accordo. Nessuno avrebbe mai trattenuto Ivan dal suo viaggio, fuori dalla base e dentro se stesso.
Una sola cosa era
chiara.
Nessuno, ora, avrebbe potuto tentare il recupero
tranne me
.
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